Vaccinazioni Covid-19 nei luoghi di lavoro: una prospettiva praticabile?

Da qualche tempo è stata ventilata l’ipotesi di eseguire le vaccinazioni Covid direttamente nei luoghi di lavoro da parte dei medici competenti (MC) di ciascuna azienda. A tale proposito, nell’ultimo Piano Strategico nazionale viene indicato che: “Con l’aumentare della disponibilità dei vaccini a livello territoriale potranno essere realizzate campagne su larga scala per la popolazione e in fase avanzata … il modello organizzativo vedrà via via una maggiore articolazione sul territorio … incluso il coinvolgimento … dei medici competenti delle aziende”.

La proposta è degna della massima considerazione da parte delle istituzioni, del mondo delle imprese e dei professionisti interessati e merita di essere adeguatamente approfondita per valutarne pro e contro poichéla somministrazione dei vaccini Covid comporta aspetti peculiari legati alla logistica (trasporto e stoccaggio per il mantenimento della catena del freddo) e alla somministrazione (preparazione, diluizione, utilizzo di tutte le dosi contenute nei singoli flaconi), nonché alla predisposizione di un sistema telematico informativo nazionale, interfacciato con i sistemi regionali esistenti.

Occorre doverosamente premettere che dall’inizio dell’emergenza sanitaria i MC hanno partecipato alle azioni necessarie al contrasto dell’epidemia in tutti i luoghi di lavoro e nelle aziende sanitarie/ospedaliere sono già stati coinvolti nella prima fase della campagna vaccinale, seppure in modo non uniforme, in collaborazione con le direzioni sanitare e i servizi sanitari pubblici territoriali. In tali sedi la vaccinazione è avvenuta in ambienti sanitari dotati dei presidi e delle risorse necessarie a far sì che tutto avvenisse in piena sicurezza e in assenza di rischi per personale e soggetti da vaccinare. Problema diverso riguarda l’espletamento in ambienti di lavoro non sanitari e diretta a lavoratori di altri settori produttivi.

Al riguardo bisognerebbe infatti intanto rispondere ai seguenti quesiti di carattere generale:

– i lavoratori da vaccinare a quale categoria appartengono e quale priorità detengono nell’ambito del piano vaccinale nazionale e/o regionale?

– dovranno essere identificati esclusivamente le mansioni a rischio di più elevato di contagio SARS-CoV-2 e i “lavoratori fragili” o ci si dovrà rivolgere a tutta la forza lavoro?

– se la vaccinazione viene svolta in costanza di lavoro, come è logico supporre, può prevedersi per i dipendenti un adeguato periodo di pausa prima e dopo la somministrazione del vaccino?

Si tratta del resto di vaccini di recente introduzione, a differenza di quanto accade per vaccini “storici” come quelli per il tetano o l’influenza, che in alcuni casi – per fortuna assai rari – hanno dato origine a reazioni avverse anche importanti che hanno ingenerato emergenze sanitarie cui è stato necessario fare fronte. Non si conoscono ancora completamente i potenziali eventi avversi indotti dai nuovi vaccini Covid nell’utilizzo reale e l’esistenza di nuovi rischi non ancora emersi e pertanto occorre prevedere che le eventuali campagne vaccinali nelle aziende possano realizzarsi in condizioni di sicurezza per tutti, con adeguate risorse di mezzi e di personale e senza improvvisazioni.

Tale condizione può concretizzarsi in grandi aziende private, dotate di propri servizi sanitari aziendali interni ma, essendo la maggioranza delle imprese private italiane costituita da piccole e medie imprese, in tali sedi sarebbe oltremodo difficile riuscire a operare in sicurezza. D’altra parte non tutti gli studi dei medici competenti posseggono caratteristiche idonee alla somministrazione di vaccini, forse presenti in alcuni poliambulatori di Medicina del Lavoro, pubblici o privati, più attrezzati e organizzati. È da considerare con attenzione anche il profilo di responsabilità professionale del MC che nella maggior parte dei casi opera in regime libero-professionale e che probabilmente non è coperto dalla polizza assicurativa stipulata che potrebbe non prevedere il danno da reazioni avverse alla somministrazione di vaccini.

In conclusione, per consentire una corretta realizzazione della proposta si dovrà ritenere fondamentale il rispetto dei seguenti aspetti:

– i MC potranno partecipare attivamente all’informazione dei lavoratori sui vantaggi della somministrazione del vaccino Covid e sulle problematiche determinate dalla mancata vaccinazione (compresa la possibile modifica del giudizio di idoneità per alcune mansioni più a rischio);

– il contributo diretto dei MC a campagne vaccinali Covid-19 nelle aziende non potrà essere imposto ma dovrà realizzato su base volontaria, in accordo con le strutture sanitarie pubbliche di riferimento;

– le iniziative saranno più semplici da realizzare nelle aziende ospedaliere e/o sanitarie e nelle grandi imprese private dotate di servizi sanitari aziendali con adeguata presenza di personale medico, paramedico adeguatamente formato nonché delle corrispondenti risorse strumentali e farmacologiche (defibrillatore, adrenalina etc.);

– poiché, salvo poche eccezioni, gli studi dei medici competenti non posseggono adeguate caratteristiche strutturali e organizzative, nel caso delle PMI è auspicabile che vengano messi a disposizione adeguati spazi da parte delle aziende sanitarie ove poter praticare i vaccini in sicurezza e sotto la responsabilità dell’ente pubblico.

Opportuno ricordare, infine, che trattasi di prestazioni che esulano dal normale rapporto previsto dai rapporti di lavoro e dalle convenzioni stipulate – soprattutto nel caso di incarichi libero-professionali – e che, quindi, sarà indispensabile prevedere per i MC che accetteranno di svolgere tali incarichi un compenso aggiuntivo e ulteriore rispetto a quanto pattuito per le consuete attività di sorveglianza sanitaria. Al riguardo gli importi previsti nelle recenti bozze di intesa per la somministrazione del vaccino da parte dei medici di Medicina Generale potrebbero costituire un interessante punto di partenza per stabilire tariffe consone all’impegno professionale eventualmente richiesto anche ai MC.

Per quanto sopra è auspicabile che, prima di stabilire decisioni cui potrebbe essere difficile ottemperare sul piano operativo da parte dei MC, si apra un confronto tra le parti sociali e le istituzioni sanitarie coinvolgendo anche le rappresentanze sindacali dei MC allo scopo di evitare interpretazioni estemporanee e rispondere in maniera efficace alle esigenze poste dal mondo imprenditoriale.

Ernesto Ramistella Segretario Nazionale Area MC

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