Pubblicato il nuovo atto di indirizzo per il personale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria

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Pubblicato il nuovo atto di indirizzo per il personale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria da parte del Comitato di Settore Comparto Regioni e Sanità e propedeutico per l’avvio del nuovo CCNL.

Di seguito la nota pubblicata su Sole 24 ore Sanità e l’intervista al Presidente CIMO Riccardo Cassi.

IL SOLE 24 ORE SANITA’

 

Ecco l’Atto di indirizzo per la Dirigenza. Spazio a carriere professionali e parità di genere. Orario di lavoro in cerca di soluzioni

di Ro. M.

Ridisegnare le carriere – gestionali e soprattutto professionali – della dirigenza sanitaria nel suo complesso intervenendo sull’uso dei fondi contrattuali e garantendo la parità di genere, potenziare il ruolo di indirizzo e garanzia del contratto nazionale assegnando una giusta rilevanza alla contrattazione aziendale, prevedere un modello di coperture assicurative minime omogeneo sul territorio nazionale, adeguare la disciplina dell’orario di lavoro in base alle direttive Ue sui riposi prevedendo le opportune deroghe, semplificare il sistema dei fondi contrattuali con l’obiettivo di creare un fondo unico, stabilire i presupposti per una effettiva compartecipazione del personale nella lotta agli sprechi nel sistema sanitario. Dopo due trienni di blocco della contrattazione sono queste alcune delle proposte contenute nell’atto di indirizzo per il triennio contrattuale 2016-18 per il Personale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria approvate oggi dal Comitato di settore Regioni e sanità.

I rinnovi contrattuali della dirigenza, è l’assunto di base del documento, devono diventare «funzionali» ai processi di riorganizzazione in atto del Ssn, in primis il nuovo modello per intensità di cura degli ospedali e la riparametrazione del rapporto ospedale-territorio.

E sullo sfondo, ma non troppo, i cambiamenti che questi nuovi modelli hanno già prodotto, come la riduzione degli incarichi di «alta gestione», che hanno portato al taglio di 2mila direttori di struttura complessa su 9mila e all’aumento delle condizioni di disagio.

Priorità alla certezza attuativa Tra le priorità sottolineato dalla parte pubblica la necessità di rispondere a una delle criticità più rilevanti che soprattutto i sindacati hanno osservato in questi anni: ossìa la totale mancanza di «certezza attuativa». Criticità che andranno superate riducendo «lo spazio interpretativo del livello aziendale alle disposizioni riservate alla contrattazione nazionale, rafforzando le garanzie reciproche di applicazione dei contratti individuali che devono affermarsi in una loro completa estensione sul territorio nazionale e devono contenere con una stringente precisione l’insieme delle regole che governano, in applicazione del CCNL, il rapporto tra singolo professionista e datore di lavoro, al fine di evitare i contenziosi e dare le dovute e reciproche certezze».

Risorse: dalle economie i premi per i progetti innovativi Riguardo la disponibilità di risorse, l’atto di indirizzo prevede limitati spazi di manovra. «Le Regioni – si legge nel testo – potranno destinare, esclusivamente al personale direttamente e proficuamente coinvolto nei processi di ristrutturazione, miglioramento organizzativo e razionalizzazione, parte delle economie aggiuntive conseguite con risparmi sui costi per le risorse umane ed individuare specifici ed ulteriori criteri premiali per il personale coinvolto in progetti innovativi, principalmente mirati alla riduzione delle liste di attesa, alla piena e qualificata erogazione dei Lea e alle condizioni di lavoro». Ma tali risorse dovranno premiare i risultati senza diventare in alcun modo «voci irreversibili» della retribuzione.

Carriere: bilanciare le competenze gestionali e professionali e più attenzione alla parità di genere Sulle carriere va individuata una soluzione contrattuale «che risponda al crescente (nella realtà e nel percepito) sbilanciamento tra competenza gestionale e quella professionale» e fissate norme più stringenti per l’attuazione della parità di genere nell’attribuzione degli incarichi dirigenziali. I trattamenti economici tra i due percorsi dovranno essere equiparabili: «gli incarichi professionali e di alta professionalità, con la dovuta graduazione contrattuale, abbiano omogenea dignità giuridica e la stessa parametrazione economica di quelli gestionali, compresi quelli di struttura complessa, anche in considerazione della prevista ed estesa riduzione degli incarichi di Unità Semplice e di Unità Complessa».

Orari di lavoro Ue tra riposi e deroghe Previsto un graduale passaggio a un’organizzazione del lavoro effettivamente basata su obiettivi e risultati verificati in modo stringente. Considerando, nel contempo, in modo organico tutte le variabili che incidono sul monte orario (standard, apertura servizi, organici, programmazione dell’attività, negoziazione degli obiettivi prestazionali). Fari puntati in particolare sui servizi di guardia medica e di pronta disponibilità e sulle ricadute della turnazione notturna.

Cimo: «Investire sui medici»

«Il contratto di lavoro dei medici ospedalieri – sottolinea Riccardo Cassi, presidente di Cimo – è bloccato da sette anni, questo assieme al blocco del turn over ha drammaticamente peggiorato le condizioni di lavoro all’interno degli ospedali e delle altre strutture del Ssn. Al mancato aumento stipendiale si sono inoltre sommate erosioni continue di tutti i fondi previsti dal contratto nazionale che hanno impedito di remunerare l’incremento di lavoro al quale i medici sono stati costretti per poter continuare a garantire i servizi H24 per 365 giorni l’anno e finanziarie che hanno ridotto drasticamente le possibilità di progressione della carriera. Tutto questo non è più tollerabile e deve finire».

Il contratto di lavoro per Cimo deve essere «lo strumento per poter valorizzare il merito e la competenza dei medici del Ssn, ma per far questo occorrono risorse: per prima cosa è necessario bloccare tutti i meccanismi che sono previsti all’interno dell’ultima finanziaria che riducono ancora i fondi accessori. Questi fondi sono quelli che premiano il merito e il valore professionale e pagano il lavoro straordinario a cui il medico è costretto per sopperire alla carenza di personale aggravata dalla inefficienza gestionale delle Regioni che non riescono a riorganizzare la rete ospedaliera».

Le preomesse e gli annunci non bastano più. «Il Ministro Lorenzin ha promesso a Rimini durante la III conferenza nazionale della Fnomceo ma non basta. Sappiamo bene che la questione dipende da tutto il Governo e non solo dal Ministro della Salute. Ed è per questo che ci appelliamo al Presidente del Consiglio Renzi affinché si renda conto che la Sanità è una realtà che chiede attenzione, così come è avvenuto per la Scuola e la Pubblica Amministrazione. La ricchezza del servizio sanitario nazionale non sono solo le strutture e l’alta tecnologia, ma soprattutto l’elevata competenza professionale di chi ci lavora, che ha diritto a vedersela riconosciuta. I medici italiani sono il valore aggiunto per la sanità pubblica. Il personale medico italiano è molto qualificato per questo molti dei nostri colleghi trovano facilmente lavoro all’estero».

«Adesso è quindi necessario a tornare ad investire sui professionisti – conclude Cassi – valorizzando la qualità del loro lavoro e delle loro competenze. Non serve riempire gli ospedali di nuove attrezzature se non si ha un personale medico qualificato e motivato, in grado di utilizzarle al meglio».

leggi e scarica l’atto di indirizzo

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