La pubblicazione da parte di ATS Insubria e altre ATS lombarde dei bandi per l’acquisizione di personale “aggiuntivo” tramite incarichi libero‑professionali a partita IVA per svolgere attività di vigilanza, ispezione e controllo in materia di salute e sicurezza sul lavoro rappresenta un segnale preoccupante. Non perché si offrano incarichi professionali a medici, ingegneri o altri tecnici – opportunità che nessuno intende ostacolare – ma perché si sceglie di farlo dentro un modello che precarizza la funzione pubblica e indebolisce la tutela dei lavoratori.
La D.G.R. XII/4183 del 7 aprile 2025, che autorizza tali bandi, non prevede concorsi, non rafforza gli organici, non ricostruisce la capacità ispettiva dei PSAL. Stabilisce invece che le ATS “assumono il personale tramite gli istituti della libera professione e collaborazioni di lavoro autonomo”, per periodi fino a tre anni e fino a 3.300 ore complessive, con una logica di “flessibilità funzionale” definita dai Direttori dei Servizi.
Il punto non è il bando in sé, ma il contesto che lo genera.
In Lombardia nel 2024 si sono registrati 62 infortuni mortali. Sono disponibili risorse ingenti derivanti dalle sanzioni ex art. 13 del D.lgs. 81/08, con obbligo regionale di impiegare almeno il 120% delle somme riscosse. A fronte di questa emergenza, la Regione sceglie di aumentare il numero di ispezioni senza ricostruire organici pubblici stabili ma ricorrendo a professionisti esterni che, per definizione, non sono incardinati nella funzione pubblica, non sono soggetti al regime di incompatibilità e possono continuare a operare sul mercato, anche localmente, in qualità di libero-professionisti.
La Vigilanza in materia di tutela della Salute e Sicurezza sul Lavoro implica funzioni che richiedono indipendenza, terzietà, continuità, responsabilità amministrativa e penale e che non appare possibile essere esercitate da consulenti esterni, legati da contratti temporanei e in mancanza delle garanzie e dei vincoli deontologici propri del pubblico dipendente. L’esternalizzazione di queste attività, abilmente mascherata come “acquisizione di personale aggiuntivo”, produce effetti distorsivi e pericolosi creando un intreccio ambiguo tra controllore e controllato poiché i professionisti esterni operano sul mercato e possono avere rapporti pregressi o futuri con le aziende oggetto di vigilanza. Si frammenta la responsabilità ispettiva, affidando a figure non incardinate nell’amministrazione compiti che richiedono continuità, coordinamento e supervisione costante. La funzione pubblica viene penalizzata e precarizzata, riducendo la vigilanza a un servizio acquistabile “a ore” con compensi orari e contratti a termine e vengono depotenziati gli stessi Servizi PSAL, peraltro già afflitti da carenze strutturali di personale, anziché investire in assunzioni stabili e rafforzamento degli organici, aprendo la strada a una sorta di “privatizzazione” strisciante della Prevenzione in un contesto nazionale in cui il numero di infortuni sul lavoro, anche mortali, e di malattie professionali continua a essere stabile, se non ad aumentare, di anno in anno.
È importante ribadirlo con chiarezza: CoSiPS non si oppone ai professionisti né alle opportunità di lavoro. Si oppone a un modello che, invece di creare posti di lavoro stabili nei PSAL, esternalizza funzioni pubbliche essenziali, indebolendo la credibilità e l’autorevolezza della vigilanza. La sicurezza sul lavoro non è un settore che si può appaltare. È una funzione costituzionale dello Stato che richiede continuità, indipendenza, terzietà e piena integrazione nella struttura pubblica e comporta rilevanti responsabilità amministrative (e penali). Il ricorso sistematico a incarichi libero‑professionali per attività ispettive rappresenta un arretramento culturale e istituzionale nell’alveo di un sistema di valori etici sin qui condivisi, che rischia di compromettere la tenuta di tutto il sistema. Per queste ragion, CoSiPS chiede la sospensione dei bandi e l’apertura di un confronto istituzionale per definire un piano concreto di assunzioni stabili che restituisca forza, continuità e credibilità ai Servizi PSAL e garantisca ai lavoratori lombardi una tutela reale e non una vigilanza “a progetto”.

